COSA VUOI FARE DA GRANDE? Come il rapporto con la nostra femminilità influenza i sogni

Galileo Galilei è passato alla storia per la grandezza delle sue idee. Era talmente convinto del’esattezza dei suoi calcoli da sfidare il mondo scientifico per sostenere le sue tesi.
Aveva due figlie. Se avesse creduto in loro chissà quali incredibili scienziate avremmo avuto come modello e quali scoperte avrebbero potuto portare il loro nome. Lo stesso Galileo riconosce in particolare l’intelligenza di Virginia, che gli era particolarmente affezionato, ma non se ne volle occupare, per non distrarsi dai suoi studi e la fece diventare suora di clausura a 16 anni, insieme con la sorella Livia.
L’idea di sognare dipende, l’abbiamo già messo in evidenza, in prima persona da quanto gli altri hanno creduto in te e da ciò che vedi nella realtà circostante. Le donne storicamente non hanno avuto esempi frequenti a cui aggrapparsi per pensare di poter cambiare la loro condizione.

 

Da bambine avevamo bene in mente la sensazione di grandezza che volevamo ci accompagnasse durante la vita adulta, poi arriva la paura di non farcela , di non essere abbastanza meritevoli.
La paura blocca e ci fa ripiegare verso il premio di consolazione.
Una fanciulla si divide fra ciò che lei vorrebbe essere nella vita e ciò che gli altri vorrebbero da lei.

Nella te stessa di ora, quanto sei espressione della tua intima creatura e quanto dipende da quello che la società e la vita ti hanno portato ad essere?

L’archetipo della vergine rappresenta la fase della vita della donna al suo ingresso nel mondo femminile con l’avvento del menarca. E’ un momento particolarmente fragile e interessante perché dal rapporto che ella instaura in questo momento con la sua femminilità, grazie anche alla guida che riceve dalle donna più esperte, deriva la fiducia ch’ella avrà in se stessa e le possibilità che lei stessa si darà di esprimersi pienamente in quanto donna
Cosa succede ad una bimba che supera il menarca e diventa un’adolescente?
Prima del menarca la bimba ha dosaggi degli ormoni sessuali tendenzialmente bassi e costanti. Ed è abituata ad una sua stabilità ormonale, biologica e soprattutto emotiva.
Dopo il menarca la sua biologia, il suo stato ormonale, completamente, si trasforma.
Ciò che attiva il periodo puberale è un inizio di attività delle gonadotropine, gli ormoni ipofisari che stimolano le ovaie, con picchi e decrementi.
A questo corrisponderà, da ora fino alla menopausa, una risposta ovarica di tipo ciclico.
Dal menarca in poi, l’attività ovarica va perfezionandosi, dopo un primo periodo di “rodaggio”. La maturazione dell’ovaio si completa di solito intorno ai 17-18 anni, a volte prima.
All’attività ciclica adolescenziale si accompagna un continuo cambiamento di corpo in evoluzione che porterà alla donna adulta. Un corpo che cambia continuamente e il passaggio a una biologia ciclica non sono facili da gestire emotivamente.
Anche per noi adulti i cambiamenti che comportano una gravidanza, il postpartum e la menopausa necessitano di un adattamento. Non sempre il cambiamento ci piace e poiché siamo tartassate dai media e dai social con corpi perfetti abbiamo bisogno di attingere alle nostre risorse emotive per adattarci e cercare di vedere il meglio in ogni fase della nostra vita.
Nell’adolescente tutto ciò è amplificato poiché i cambiamenti sono continui, si deve abituare alla sua biologia ciclica ormonale, alle diverse dimensioni del seno, l’aumento di peluria, la crescita in altezza, l’interazione con i coetanei che cambiano anch’essi e con i primi approcci alla sessualità.
Cambiamenti a volte graditi, a volte no, senza alcuna garanzia del risultato finale, in più non hanno la maturità emotiva per sostenere la situazione per cui è assolutamente plausibile che si sentano destabilizzate
Se la guida della mamma non è rassicurante la bimba può iniziare ad associare il concetto di ciclo mestruale a fonte di ansie o problemi. Smette di vederne il lato naturale e il lato romantico di rito iniziatico di ingresso al mondo femminile e lo bolla come una gran seccatura.
I fastidi legati al ciclo la fanno sentire debole e instabile perché donna.
E’ possibile gestire tutto ciò con buon senso senza sottovalutare la presenza di una patologia ginecologica sottostante, ormonale o la presenza di una cisti ovarica. Il mio consiglio è di attenersi ai sintomi.
Considerando che i primi anni le irregolarità sono normali, se l’amenorrea non supera i 6 mesi, vi è assenza di altri sintomi, ad esempio dimagrimento o incremento di peso, stanchezza, che possano far pensare ad un problema alla tiroide, se i dolori sono compatibili con quelli di un ciclo mestruale e sono limitati ai primi due giorni del ciclo è raro che ci sia un problema ginecologico sottostante.
Quando invece i dolori sono importanti, si estendono anche gli ultimi giorni del ciclo o fra un ciclo e l’altro, vanno escluse la presenza di cisti ovariche e endometriosi.
INSEGNARE L’ASCOLTO DEL CORPO
In assenza di sintomi reali correre dal dottore insegna alla bimba che il nostro corpo deve comportarsi come una macchina perfetta senza mai “creare problemi”. Insegniamole invece che il corpo è un compagno a cui bisogna prestare “ascolto”.
Se non ho il ciclo o avverto più dolori può essere anche perché sono un po’ stanca? Ho riposato abbastanza? Ho dato troppa importanza alle attività quotidiane? Il nostro umore e la stanchezza influenzano la nostra percezione del dolore.
Insegniamo alle bimbe che il nostro corpo è il tempio del nostro spirito, un alleato prezioso che ci permette di vivere la nostra vita fisicamente e spiritualmente in pienezza. Impariamo a rispettare la ciclicità di ogni funzione biologica a partire dal ciclo mestruale e cerchiamo di comprendere i segnali che egli ci manda quando necessita del nostro aiuto per tornare in equilibrio

 

 
Lungi dal volervi colpevolizzare perché siamo tutte umane, già Ippocrate diceva se ti ammali la prima cosa che devi chiederti è: può essere qualcosa che ho fatto io?
Certo, siamo stati programmati a pensare che la fatica sia la chiave del successo, ma in realtà gli studi scientifici dimostrano che non è la fatica è la costanza. Ma si può essere costanti dando sempre il massimo? Direi di no considerando come il consumo di ansiolitici e antidepressivi sta crescendo. E cresce anche il numero di ragazzine in amenorrea da stress.
E se si provasse ad essere costanti con ritmi più umani o semplicemente dando il giusto valore alle responsabilità e riconsiderando le nostre priorità, prima fra tutte il rispetto verso noi stesse cosa succederebbe? E se non glielo insegniamo noi chi lo farà?
Se insegniamo alle bimbe a sentirsi meritevoli di benessere lo ricercheranno a qualsiasi livello della loro vita futura e si creeranno una realtà (anche lavorativa e sentimentale) che le faccia stare bene ed esprimersi in pienezza.
Questo è il mio augurio per tutte le nostre bimbe 🙂

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